Con queste parole si aprivano gli Appunti, a firma dello storico dell’arte Carlo Arturo Quintavalle, posti a introduzione delle fotografie raccolte all’interno del volume Viaggio in Italia e seguiti dal racconto-reportage celatiano, Verso la foce (edito da Il Quadrante nel 1984 e ripubblicato da Quodlibet nel 2024). Come quello, anche il nostro titolo ha alle spalle una storia «di letteratura, di lettere che diventano un libro», di mitologie, oggi come ieri da decostruire, e di immagini, mentali e materiali, la cui vitalità è garantita dalla dinamica instabile tra mutamento e persistenza nella quale si sostanzia la memoria culturale dell’Occidente; una storia duplice, fatta di fotografie e di parole che, combinandosi, non soltanto ‘dicono’ l’esistente ma pure lo costituiscono in quanto oggetto di rappresentazione e parte di un immaginario condiviso. La fototestualità, muovendosi entro i due poli che ne innervano la tradizione, indicalità e fantasmaticità (Carrara 2024), contribuisce così a generare uno sguardo sul presente più articolato e mobile: se per un verso il fenomeno sembra infatti aver risposto a una rinnovata e generalizzata urgenza di ritorno al reale (Foster 1996), per l’altro ha invece fatto eco a una volontà di ampliamento e di apertura delle categorie del possibile, diffusasi nell’ecosistema mediale contemporaneo quale eredità delle avanguardie storiche. La riflessione di Quintavalle citata in apertura si appuntava sin da subito sulla novità dell’esperimento di Ghirri e del gruppo di fotografi che prese parte al progetto. Lo storico dell’arte riconosceva, infatti, «nell’intervallo fra l’idea della fotografia e il suo realizzarsi» – dunque nello scarto concettuale tra l’una e l’altro – non solo la marca teorica di tutta l’operazione ma pure vi vedeva il segno di un «passaggio obbligato di trasformazione della analisi della realtà del nostro, oppure anche di qualsiasi paese», concludendo che se la fotografia è anzitutto «idea della fotografia, dunque riflessione sul fare immagine» (ivi, p. 10), Viaggio in Italia affermava il completo ribaltamento di qualsiasi posizione estetica precedente.
Cosa significa, alla luce di quanto detto, riproporre oggi un nuovo viaggio fototestuale in Italia? Questa galleria rappresenta un tentativo di porre sotto gli occhi degli studiosi e dei lettori un’istantanea (certo, solo una delle molte possibili) entro cui passato e presente si trovano anacronisticamente ingaggiati al fine di mostrare come scrittura e fotografia, giustapponendosi, abbiano sollecitato – e sollecitino tuttora – interrogazioni teoriche e sistematizzazioni metodologiche. Lo statuto indisciplinato della fototestualità produce infatti, per dirla con Roland Barthes, oggetti di ricerca sempre nuovi (Barthes 1972), livres à venir, fino a qualche decennio fa marginalizzati dalle discipline di presunta appartenenza poiché ritenuti inclassificabili o minori. Ancora più spesso, forse, oggetti non debitamente indagati nella loro doppia natura proprio a causa dei vincoli settoriali imposti dai programmi accademici, ma la cui odierna ribalta, dovuta al Visual Turn che dagli anni Novanta informa la riflessione critica in ambito umanistico, ha impresso una svolta determinante sia sul fronte della ricezione che su quello della creazione.
L’ampliamento della definizione di letterarietà; lo scardinamento delle norme che regolavano i generi letterari tradizionali; il riconoscimento di autorialità doppie o condivise (Seligardi, Rizzarelli 2025); la necessità di studiare i modi di fruizione ibrida che avvicinano il fototesto all’ipertesto e, ancora, la risorgenza di un rigore tassonomico di marca strutturalista, sono – almeno in parte – esito della ‘scoperta’ di una genealogia fototestuale (Cortellessa 2011) e con essa della necessità di trovare gli strumenti adatti a interpretarne le forme e i temi, ponendo le une e gli altri in rapporto con la storia (Rizzarelli 2019; Colucci, Trapassi 2024). In tempi ancor più recenti, all’incontro fra Visual Studies e teoria letteraria (Cometa 2016; Carrara 2020) – cui il boom del libro ibrido ha ampiamente contribuito – bisogna riconoscere l’indubbio merito di aver determinato il volgersi dell’attenzione verso la dimensione materiale della letteratura (Baetens 2018; Bremer 2020; Cortellessa, Meneghelli 2024), stimolando un discorso sempre più autenticamente interdisciplinare.
La fotografia fototestuale è stata poco approfondita negli studi di ambito visivo, che hanno fatto riferimento a essa dal punto di vista del fotogionalismo, dei fotoracconti, dei fotoromanzi, dei fotodocumentari, dei fotolibri o dei libri d’artista fotografici (Criscione 2020). Solo poche ricerche si sono soffermate, a livello internazionale e italiano, sul riconoscimento della sua specificità intermediale (Scott [1999] 2007; Brunet 2009; Beckman, Weissberg, 2013). La scrittura appare ora per la fotografia come un «linguaggio complementare», una relazione talvolta «necessaria per un esperimento del messaggio veicolato» (Casero, Marzo 2024, p. 5). Il modo in cui la costruzione discorsiva fotografica si inserisce e muta a sua volta (in termini di codificazione, generi e pratiche estetiche) nei fototesti è ancora in fase di elaborazione. L’approccio comparatistico (Cometa, Coglitore 2016; Carrara 2020) ha posto le basi per lo studio delle forme fototestuali concentrando l’attenzione sul supporto del libro (senza escludere altre possibilità), sulle retoriche verbovisive legate ai regimi scopici, sul layout e gli elementi paratestuali, e sulle implicazioni del rapporto fra referenzialità e distanziamento dal reale dato dall’incontro tra componente verbale e fotografica. Rispetto a questi assi, di recente è stato anche proposto un approccio di analisi cognitiva che si concentra però più sulle traiettorie di lettura e visualizzazione dei punti di contatto fra parole e immagini, creando modelli astratti che cancellano e non applicano lo stesso principio a tutto il contenuto e alla struttura interna delle fotografie (Schmitt 2022). Come propone Fontcuberta, invece, non solo dobbiamo tener conto della superficie delle immagini, vista sempre come uno specchio particolare che può riflettere il reale e al tempo stesso dar vita a una rappresentazione propria, ma analizzare anche ciò che si nasconde e ciò a cui si lega l’immagine producendo una discorsivizzazione che rimanda, per esempio, a questioni politiche, culturali, estetiche e a differenti usi comunicativi e di lettura (Fontcuberta 2024). I contributi di questa galleria mostrano quindi come, anche limitandoci soltanto al solo formato del volume, sia in ambito letterario che fotografico, non si tratti solo di libri con fotografie o libri di fotografie con testi ma di interpretare caso per caso le varie «esperienze creative» (Valtorta 2024, p. 12). Individuata una conformazione verbovisiva è possibile adottare, come fanno molti studiosi e studiose in questa sede, una valutazione filologica e archeologica sui singoli prodotti che tenga conto della loro genealogia e/o delle rimediazioni successive. Le immagini possono fungere, come si vedrà, da termine ante quem, fonte, ispirazione, risorsa per la componente verbale (e viceversa) o essere il risultato di una realizzazione congenita. Oltre gli scambi e i conflitti fra i due media di partenza bisogna esaminare, come suggeriscono autori e autrici, anche la loro narratività visuale interna, del e fra il verbale e il visivo, come propone anche Purgar (Purgar 2019, pp. 147-172). Serve inoltre prestare attenzione in maniera indipendente, seguendo molti dei contributi qui editi, anche alla singolarità degli elementi presenti nella cornice del fototesto preso in esame. Ciò significa che, così come per la componente verbale non è possibile pensare che essa rimanga inalterata ove sia espunta dall’oggetto ed epurata della componente visiva (a parte i possibili rimandi interni), allo stesso modo le fotografie (poste anche soltanto in sezioni apparentemente indipendenti, successioni in sequenze o isolate sulla pagina) risultano inserite in un supporto e in un ecosistema tale che ne fa altro dagli scatti originari. Senza questa considerazione possono venir meno quelle idee espresse da Quintavalle per Viaggio in Italia intorno alla «messa in codice» e «stesura della fotografia», principi connessi ed estendibili alle parole (Quintavalle 2025, p. 7).
Tornando alla storia, o per meglio dire alle storie, che il nostro viaggio fototestuale suggerisce, in questa galleria si ritrovano fototesti pubblicati dalla fine dell’Ottocento a oggi, accomunati per lo più dalla forma libro ma non solo. Al di là delle differenze strutturali, di cui parleremo meglio di seguito, preme ricordare che molti di questi non erano pensati o presentati come ‘fototesti’. Il loro status fototestuale viene riconosciuto e analizzato in questa sede per ogni produzione facendo leva da un lato sulle indicazioni di metodo già delineate dagli studi comparati e, dall’altro, integrando nuovi spunti, provenienti da vari ambiti. Quello che appare certo, a monte di tali lavori, è il bisogno e la ricerca di forme di comunicazione uniche in grado di confrontarsi con i campi di partenza, letterario e fotografico, da cui questi hanno origine, ridefinendone i confini e le possibilità di connessione, insieme agli altri domini intercettati (nel nostro caso per esempio quello dell’arte, del giornalismo, del movimento femminista, dell’antropologia, della pubblicità, del teatro, del cinema, ecc.). Durante la pubblicazione queste opere hanno spesso incontrato problemi terminologici di autodefinizione o di inquadramento. Le formule di volta in volta adottate non solo a livello di analisi accademica ma anche di produzione e ricezione sono comunque utili sul piano teorico in ottica filologica e archeologica sia per la loro collocazione nell’alveo di eventuali tradizioni letterarie, fotografiche, artistiche (ecc.) che per il tentativo di riconoscere talvolta, quando sottolineano il loro tratto ibrido, pur nella vaghezza o trasversalità degli ambiti, i fototesti come mezzi espressivi che portano con sé un carattere inedito. Per fare degli esempi sparsi tratti dagli oggetti di questa galleria: ‘libri fotografici’, in cui il testo è parte integrante del progetto e in cui le strutture sono frutto anche di rielaborazioni di varie forme di fotolibri come album, atlanti, ecc.; ‘catalogo’, per opere verbovisive narrative; ‘racconto’, riferito sia a testi che alle foto; ‘autobiografia nella luce’; ‘libro strano’; ‘quasi-romanzo’ o ‘quasi-autobiografia’; ‘autobiografia per feticci’; ‘faldoni’, riferibile a lavori che contengono sia parole che immagini; ‘libretto’, ‘scherzetto’ per Munari; formule che viaggiano tra letteratura, fotografia e giornalismo (reportage, inchieste, indagini, foto-racconti, racconti di viaggio, ecc.); ecc..
Sulla scia dell’esperimento rappresentato dal volume di Ghirri, Leone e Velati, il ‘viaggio’ all’interno della fototestualità in Italia è composto qui da una serie di percorsi fra temi, momenti storici e contesti geografici differenti in cui tali sistemi linguistici ibridi si snodano mediante stimoli concomitanti, contrasti e fusioni, sempre in risposta però a specifiche necessità d’espressione. Questi rappresentano solo alcuni esempi delle matrici tematologiche rinvenibili legate alla fototestualità: nel nostro caso si tratta di luoghi, memorie, corpi e istituzioni, e atelier. Il secondo livello di attraversamento è legato ai variegati modelli in cui la modalità fototestuale si inserisce plasmandone prassi, generi e configurazioni in maniera talvolta combinata. Solo per fare alcuni esempi presenti: romanzi, enciclopedie, autobiografie, ritratti e autoritratti, memoir, diari, racconti di viaggio, reportage, guide, collage, montaggi, cataloghi, atlanti, fotolibri, libri d’artista, album, antologie, produzioni politiche, sociali e/o militanti, esperimenti poetici, saggi, tour visivi, progetti fotografici di varia natura, inchieste, produzioni editoriali in rivista, iconotesti, progetti multimediali, ecc. Queste direzioni, più che costituire un’esposizione che sappia ridurre e inglobare tutte le traiettorie possibili, si presentano come punti di accesso che invitano a ulteriori perlustrazioni, altrettanto aperte e multidirezionali. Attraverso questa mappa per punti d’osservazione fototestuali si possono esplorare qui alcune storie della fototestualità in Italia, conoscere differenti prospettive creative ed entrare in contatto con varie morfologie.