Saggi
Premessa a «Dante visuale. La fortuna visiva delle opere dantesche dalle miniature al cinema»
di Stefano Carrai

La propensione a illustrare e visualizzare il testo letterario ha una tradizione secolare, tanto antica quanto lo è l’attitudine parallela e complementare a corredare di didascalie l’immagine dipinta o scolpita. Nel panorama italiano il caso dei tre grandi scrittori del Trecento è senz’altro paradigmatico. Basta scorrere il vecchio studio di Victor Massèna (Prince d’Essling) e di Eugène Muntz sulla fortuna figurativa dell’opera di Petrarca (1902) o l’imponente Boccaccio visualizzato compilato da Vittore Branca e Victoria Kirkham (1999) per rendersi subito conto di come tra Medioevo e Rinascimento gli artisti s’inducessero spesso a trarre ispirazione da questi due autori, fosse per dipingere una tavola o decorare i margini di un codice oppure le mura di un palazzo ovvero un cassone nuziale. Si tratta in genere di rappresentare attraverso la realizzazione visuale un testo o eventualmente i suoi momenti salienti. Per Dante il fenomeno è ancor più dilagante e arriva fino ad oggi, come ha messo in luce una lunga tradizione di ricerche che fa capo a Lucia Battaglia Ricci e Andrea Mazzucchi, oltre che alle rispettive scuole. La popolarità della Commedia dantesca fa sì che a volte l’artista si appropri di una scena o di un’immagine per rifunzionalizzarla in chiave personale o comunque diversa.

Alla Scuola Normale di Pisa, nella circostanza del centenario del 2021, si è pensato di cogliere l’occasione per approfondire questo aspetto della fortuna di Dante e non soltanto per ciò che riguarda il poema ultraterreno, ma anche per la Vita nova. L’idea di organizzare un incontro di studi su questo argomento è venuta a Giovanna Rizzarelli e, per ritardi dovuti all’epidemia di Covid, si è concretizzata nei giorni 23 e 24 giugno 2022 col titolo Dante per figuras. Con grande tenacia la stessa Giovanna Rizzarelli ha poi raccolto i contributi scritti che ne sono risultati. La compagine, che ora «Arabeschi» raccoglie e pubblica per la curatela sua, di Giulia Depoli e di Chiara Portesine, rispecchia la varietà degli interventi tenuti al convegno. Si va infatti dall’indagine di Marcello Ciccuto sulle miniature di un codice importante di area visconteo-sforzesca a quella di Giulia Depoli, che esamina l’opera assai originale di due artiste britanniche di fine Ottocento, Phoebe Anna Traquair ed Evelyn Paul, le quali hanno illustrato rispettivamente le rime della Vita nova e la sua traduzione inglese condotta da Dante Gabriel Rossetti. Rimane sul prosimetro giovanile di Dante, portandoci però alla piena contemporaneità, il saggio di Chiara Portesine, che studia la brillante riscrittura delle fonti nella New Vita nova di Lamberto Pignotti (2016). Al fumetto L’inferno di Topolino (1949-50) si applica invece l’analisi di Lorenzo Bartoloni, che ne illustra gli aspetti anche tecnici della versificazione del testo firmato da Guido Martina. In epoca ancora vicino a noi si torna con l’ampia carrellata di Lucia Battaglia Ricci, relativa alle interpretazioni visuali della Commedia rese dagli artisti fra gli anni Sessanta del secolo scorso e i primi anni Duemila. Non poteva mancare poi, ovviamente, l’ambito di studi dell’immagine in movimento: Silvio Alovisio e Stella Dagna scelgono il personaggio del conte Ugolino per indagarne la rappresentazione lungo tutto l’arco della storia del cinema dalle origini alla contemporaneità; Sandra Lischi ci dà infine una stimolante ricognizione della popolarità della figura e dell’opera di Dante nella televisione e nella videoarte.

Come si vede questi saggi costituiscono dunque sì una serie di affondi su episodi particolari della fortuna visuale di Dante, ma al tempo stesso forniscono al lettore un attraversamento largo del campo d’indagine in questione.

Note

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