L’angelo del focolare si inserisce a titolo cruento e visionario nel filone familiare di Dante, non tanto siciliano ma prevalentemente pugliese, quanto alla lingua. Del resto, pugliese è l’attrice protagonista Leonarda Saffi, la moglie, che ogni sera viene uccisa dal marito (Ivano Picciallo), ma non viene creduta morta nonostante la macchia di sangue sul viso, ed è costretta a rialzarsi la mattina dopo e dedicarsi daccapo alle faccende di casa. L’autrice (anche di scene e costumi) nei suoi innesti linguistici tiene conto della lingua degli attori: pensiamo al francese di Stèphanie Taillandier, al napoletano di Carmine Maringola, e appunto al pugliese di Saffi, già Katia in Le sorelle Macaluso, Anna in Misericordia, e presente pure in Bestie di scena e in Extra moenia. Questo dialetto si estende qui anche agli altri personaggi, marito e figlio (David Leone), con l’eccezione del grammelot siciliano di Giuditta Perriera (suocera), una «lingua magica, totalmente incomprensibile, anche se si capisce tutto» per il groviglio parole-corpo (come dice la stessa Dante).
La parole di Emma Dante sono tratte da una conferenza stampa con Claudio Longhi (Piccolo Teatro di Milano, 10 novembre 2025). Trascrizione mia.
Fig. 1 Emma Dante, L’angelo del focolare (Leonarda Saffi, moglie), ©Masiar Pasquali/Piccolo Teatro di Milano - Teatro d’Europa
L’invenzione linguistica dantiana, di matrice paralinguistica, dà l’idea di rispondere a una situazione extraterritoriale, per cui l’uno con l’altro personaggio sembrano, all’improvviso o fluidamente, parlare una «lingua ignota», reciprocamente e nei confronti del fruitore esterno, spettatore o lettore. Quindi la sua ‘lingua ignota’ – che ricorre sovente a silenzi agiti – scaturendo dal corpo-mente dei suoi attori speciali costruisce sempre più torri di Babele, con fondamenta comunque pregne di valori di senso.
Ho preso spunto da un articolo di Emmanuel Carrère, Una mattina mi sono svegliato in una Babele, pubblicato su «la Repubblica» il 14 aprile 2020 (estratto da un suo soggetto cinematografico mai realizzato, Lingua straniera, edito da Adelphi nel 2020). L’espressione è già usata nel mio Le metamorfosi del teatro di Emma Dante (Cue Press, 2025).
Fig. 2 Emma Dante, L’angelo del focolare (Giuditta Perriera, suocera; Ivano Pecciallo, marito; Leonarda Saffi, moglie; David Leone, figlio), ©Masiar Pasquali/Piccolo Teatro di Milano - Teatro d’Europa
Quattro attori straordinari ci raccontano una storia – come al solito nel teatro di Dante – senza vera trama, nella sua ciclica ed epica proposta di quadri che culminano appunto nel femminicidio; non un assassinio generico ma un’uccisione che trae origine dalla violenza contro una donna (a sedici anni è stata stuprata) di cui non si considera l’identità ma solo la funzione di accudimento. Non a caso un oggetto casalingo come il ferro da stiro diventa l’arma letale. Dante ha detto in un’intervista che l’opera tratta della violenza nella manutenzione domestica, nell’ordinarietà. Colpisce dunque come un evento straordinario, la morte per uccisione, diventi ordinario, ripetendosi fra le ambigue reazioni degli altri membri di questa famiglia scannatoio, pur avendo ciascuno – la suocera e in particolare il figlio – un problema lacerante. La suocera è combattuta fra sostegno al figlio e impulsi ad impedire la violenza contro la nuora e il nipote; il quale si sente incapace di seguire i dettami maschilisti del padre, ed è attratto piuttosto dall’abbigliamento femminile della madre, specie la veste fucsia e le babbucce sberluccicanti del ballo in cui lei si è imbattuta nell’uomo che l’ha poi violentata e ingravidata. Nello spettacolo, dove i nomi propri sono sostituiti dalle funzioni dei personaggi, è come se l’attenzione andasse a ciò che ogni volta precede l’uccisione, a causa di un «dislivello di potere» di cui è responsabile il marito, la cui funzione è appunto quella di una crudele patriarcalità, con punte di grottesco (che non manca mai). Infatti è un parassita, beve continuamente gin da una fiaschetta, si fa dare e si impadronisce dei soldi della pensione della madre, ma si ritrova anche con un lecca lecca.
Si fa riferimento alla conferenza stampa già citata.
Fig. 3 Emma Dante, L’angelo del focolare (Giuditta Perriera, suocera; Leonarda Saffi, moglie; David Leone, figlio), ©Masiar Pasquali/Piccolo Teatro di Milano - Teatro d’Europa
Se si considera la cornice dell’opera, l’incipit consiste in una scena quasi buia e deserta, con delle pantofole dislocate sul palco; poi si vedrà il corpo della moglie, supino e abbandonato a terra, la fatale ferita rossa sulla testa, come morto, ma sollecitato ad alzarsi in primo luogo dalla suocera, che entra in scena portando la sua poltrona, seduta sulla quale lavorerà all’uncinetto e mangerà bon bon, e poi dal marito, in mutande e canottiera, che invece reca in scena un water e un lavandino adoprati anche dal figlio, ma specialmente da lui nelle diverse fisiologiche finalità. Gli oggetti scenici dantiani hanno come al solito una funzione attorica, qui complice, servendo a individuare i vari personaggi, e vengono introdotti via via dai loro depositari: il comodino con la grossa sveglia, la brandina che diventa letto da parte del figlio, che vi si sdraia e involge all’inizio, il tenditoio ancora dal marito, il cencio per asciugare il pavimento, e il tavolo dalla moglie che da piano di stiro diventerà posto sacrificale (ripetutamente illuminato da una luce stroboscopica), e a un certo punto il rituale crocefisso sollevato in alto dalla stessa moglie, sdraiatasi sul letto, mentre poi la suocera sgrana il rosario.
Fig. 4 Emma Dante, L’angelo del focolare (Giuditta Perriera, suocera; Ivano Pecciallo, marito; Leonarda Saffi, moglie; David Leone, figlio), ©Masiar Pasquali/Piccolo Teatro di Milano - Teatro d’Europa
Si assiste a un risveglio della casa che richiama quello di Natale in casa Cupiello, sia pure deformato, per l’inerzia ad alzarsi del figlio e la prima richiesta del marito alla moglie: ’o cafè. Ma nel complesso l’andamento è dinamico, affidato ai corpi scattanti degli attori, anche nelle canoniche svestizioni-vestizioni, alla loro mimica eloquente (talora esasperata fra tragico e comico), ai grovigli onomatopeici di Giuditta Perreira. La violenza dei ceffoni tirati dal marito alla moglie è simulata anche dal suono di schiocchi fulminei; d’altronde non mancano momenti di disperato affetto, negli abbracci difensivi fra suocera, nuora e nipote, e perfino in un isolato e recalcitrante abbraccio del padre al figlio.
Fig. 5 Emma Dante, L’angelo del focolare (Ivano Pecciallo, marito; Leonaeda Saffi, moglie), ©Masiar Pasquali/Piccolo Teatro di Milano - Teatro d’Europa
Fig. 6 Emma Dante, L’angelo del focolare (Leonarda Saffi, moglie; finale), ©Masiar Pasquali/Piccolo Teatro di Milano - Teatro d’Europa
Nel finale è come se si capovolgesse nuovamente il senso del titolo, all’inizio in contrasto con il carattere ‘angelico’ della moglie/madre/domestica che, nonostante i ripetuti tentativi di resistenza (specialmente quando le si tocca il figlio) ci appare precipitata in un inferno di demoni. Se lo spettacolo racconta l’impossibilità di andarsene da questo inferno, è la memoria di un momento felice alla fine a consentire alla donna una sorta di evasione visionaria: la moglie vestita di bianco si lava la faccia, danza con tutta la famiglia, che sgombera la casa oggetto dopo oggetto, e rimasta sola sotto una luce candida e abbagliante sogna con gioia fisica l’ascesa dell’angelo. Forse si ricollega così all’episodio che precede lo stupro, una sorta di prima uccisione, quando sedicenne incontra il marito al ballo, e ancora crede ingenuamente nel potere dei sentimenti.
Debutto 11 novembre 2025 Piccolo Teatro Grassi (Milano).
Testo, regia, elementi scenici e costumi Emma Dante; con David Leone (figlio), Giuditta Perriera (suocera), Ivano Picciallo (marito), Leonarda Saffi (moglie); luci Cristian Zucaro; produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Teatro di Napoli, Châteauvallon-Liberté Scène Nationale, Les Célestins Théâtre de Lyon, Comédie de Clermont-Ferrand, La Scène Nationale d’ALBI-Tarn, Le Cratère, Scène Nationale d’Alès en Cévennes, L’Estive, scène nationale de Foix et de l’Ariège, Théâtre + Cinéma Scène nationale Grand Narbonne, Théâtre de l’Archipel, scène nationale de Perpignan, Théâtre Molière, Sète – Scène Nationale Archipel de Thau, Le Parvis, scène nationale de Tarbes Pyrénées, Compagnia Sud Costa Occidentale, Carnezzeria.